Una sedia è quel che so di altri tempi

Posted in in con vita on 19 Novembre 2009 by siminasino

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Mi piace l’odore delle castagne.

 

Vado tenendo in pugno

sguardi affrancati

e parole sull’autunno

blaterato il disgusto dell’estate

 

…e piango il possibile

rigurgito racconti di donne nude

sorrido

 

tutte le cose che ho voluto

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Esistenza, presenza nella durata di un minuto

Posted in Uncategorized on 19 Ottobre 2009 by siminasino

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Carica scarica,

l’imbuto delle speranze

è là, dove mi sono tolta il vestito

e sopra messo le scarpe infangate

che ho disconosciuto il rullio delle regole

in cambio a qualche piega

di sorriso

come scacciato da un pezzo di carta

rimosso dalle forme di bene

e concessioni di fiato sospeso

nella durata di un minuto

per vederti esistere

sbracciato, in balia dei miei brividi.

Ho messo i sigilli alle porte,

sfregiato le maniglie

e i colpi non tornano più

quando mi sbriciolo tra le mani

il vento

e le fessure

le ossa

ripartendo in movimenti,

la coscienza di ogni muscolo

presenza.

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Nell’uno dopo e ricordo sotto i denti

Posted in nell'uno dopo on 25 Settembre 2009 by siminasino

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Non è il pensiero che guida le scelte
se il collo pende in giù
e si sentono arrotolare
alle membra le scale,

quelle della speranza
che si aggira
e mai tocca in definitiva
la disperazione.

Pensavo di regalarti
un cesto di ricordi
quelli non più miei
ma che si schiantano ogni volta
sullo screpolio a fuoriuscita
di sangue sotto ai denti,

potrei credere al potere
di un’influenza
delle buone azioni
o del tempo impegnato
da me, a chi si ha meno
di me.

E’ che le rette vie
le tocco spesso
le indosso come motto
ma vile l’esperienza
non fa di loro sentire

vivo in un pugno di energie
che elargisco alle attenzioni
sui fatti minimi, coscienti
ma sempre più forti dei miei basta.
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Ingorghi al condizionale

Posted in nell'uno dopo on 16 Settembre 2009 by siminasino

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Dicono che
dietro alla disperazione
ci sia la voglia di svolta
(non contraddico)

ma parlano di soluzione
di nodi in capo ad ogni corsa
e strisciar di piede
come rivalsa.

L’ultima volta
rinchiusi in un barattolo
qualche sfregio di vita
ma a stento ingordo il palato
conficcò nei polmoni
sconfitta.

Voi, che urlate ai non credenti
sputate in faccia le probabilità
(confesso peccati)
persino la speranza

ma voi, al tempo del
discernere sui fatti
sfrecciate piedistalli di bonaccia
sulle discariche avreste
un manto sopra gli occhi
e niente graffi in caduta.

Smetto l’accoglienza
lo sguardo del domani
dimetto la carne dall’essere spinta
soluto degli ingorghi al condizionale.
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Nicola

Posted in in con vita on 16 Settembre 2009 by siminasino

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Avrei scroccato quella sedia

nel portone a velo in chiesa.

 

Saprai del passo preda a uno zerbino

e la cerca di fede

in esterni di un cappello

saprai perché se anche…

 

convalidato e scelgo

questa volta un passaggio

(mi domanderanno documenti)

 

…è questione di

ginocchia

terra

in procinto di fuga e ali volgarizzate

che smilzano i centri alle porte

feriti dalla carne

sull’ipocrisia dei sempre come chiave ai rigori.

 

Maestra per gli animali:

tutto il rispetto

ma se in strada una scorciatoia

trascina il fiato tra le ruote

il Maestro che non sa

allestire piedi negli assalti

dei perché

avanza il biglietto

come sangue per cuscino.

 

Ed io,

stringo le scosse

e aggrappo un vestito

dall’orlo smesso all’apparire

 

lì, tra lo scoppio delle scimmie

trovo

la spiaggia

e l’acqua che adduce

scadenze.

 

Voglio:

 annegarmi le spalle

ammorbidire i gomiti

tra le foglie ai seni.

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Girotondi smessi

Posted in nell'uno dopo on 16 Settembre 2009 by siminasino

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Dove arriva l’appetenza se nel sottoscala

ricco d’inferno e giorni su tregue

ti sbricioli tra le cascate a ventre in giù

e corri su risucchi del non  vivere?

 

Portati in sacca una scorta di bile

ed emulsiona le speranze

al contempo gli ingorghi delle fate

dei dolci al tempo  amari

lasciali fuggire ai lati, sciogliersi

in corrispondenze di ciò che esce

di consensi

ancora indietro sulle entrate

 

Che sia sospinta in un mese d’estate,

a bocca aperta

 verso… contrade a gocce,

la consapevolezza

e i girotondi smessi

ripidi

sugli scaffali.

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Quasi Natale

Posted in in con vita on 16 Settembre 2009 by siminasino

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indosso l’inasprirsi delle dune

l’accartoccio di un braccio

in sospeso…

 

a spinta di tensione

sul palmo là che preme

la solita mutanda

 

quella che usi nei giorni di battesimo

all’aprire delle carte

immischiate nei tuoi abiti di buona.

 

Scarso

spinge non tocca

quella che sotto alle unghie

definisci vita

ti dico, che non sfiora

la raccoglie in grumi

a fili di stupore

nei due giorni che mancano

di concime alla domenica.

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Di spose e riconoscenze

Posted in in con vita on 16 Settembre 2009 by siminasino

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Se in triangoli segreti scorgi

dove esce la vita e ancor più

dimmi degli aranci che scoppiano

in convulsioni al piacere

per riportare in giunzioni

quell’alito che inchiodi.

 

È piazza Ducale in pasto all’autunno

noi e un tono fuori luogo a sorriso

schifato in faccia all’equilibrio

quello delle formiche in subbuglio

esploso in gomiti sulle piastrelle

 

circondami di tutti i piedi che tentenni

te lo chiedo in movimento

spostami le terre e la fortuna

cospira in me la luccicanza:

 

 

non-strategia, delle albe insieme

mettimi al dito

dal manto  delle ere spose.

 

Il sole appassito nei ritrovi.

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Imbuto tritapassati

Posted in in con vita on 16 Settembre 2009 by siminasino

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Portiamoci in tasca i discorsi sul da farsi

ma non oggi che

le previsioni in vista delle gambe

sul tempo si sono avverate

 

barricata dai vetri in casa buona

ho trovato un marsupio sospinta da una voce

che mi avvolge in contesti e proporzioni

del me, esistere come braccio al mondo

 

come un punto riciclato che fa di due una

troppo squallido da impastare

in sistemi mediocri e modernità.

 

Sono assaggio di sistema, io?

un imbuto tritapassati e schegge

conficcate nel respiro

 

qui..

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Di fattezze e rovesci

Posted in in con vita on 16 Settembre 2009 by siminasino

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Cosa direi della pazzia del mio essere basta
sulle dita a due che tagliano frangenti
e scricchiolii di coda alle matasse?

È tra me e la cima dell’esistere
il capriccio del vuoto
nonostante gli strabordi e
gli avventi sulla schiena nelle nostre notti,

nostre che oggi scorrono altrove
da me, ego di premesse
altrove da te che aspiri la mancanza
e l’essere uguale di una giuntura al bacio
per seguire seduzioni
all’ingoio degli scandali
anche ora che lasci attesa
dove le piene s’inoltrano nel dorso
e adduci sposti a volte premi
sul petto ormai disteso
a carezze in rovesci e sudori
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